L'efficacia della Gelotologia Parte X - Comicoterapia con l'handicap (parte tre)

Il progetto presso la ASL con lo stesso gruppo di persone con handicap durò tre anni, in parte in regime di volontariato, in parte in modo retribuito. Qualche anno dopo venimmo chiamati da un'associazione di genitori di Roma (Agape), per un progetto con un gruppo molto numeroso di diversabili mentali . Si trattava di lavoro retribuito per due clown dottori e di volontariato per i nostri Volontari del Sorriso, categoria che -nel frattempo- avevamo iniziato a formare con modalità di intervento e compiti diversi dai Clown Dottori. Forti dell'esperienza precedente strutturammo un tipo di lavoro estremamente efficace. Intanto la squadra di operatori era numerosa: essa era guidata da un coordinatore che monitorava costantemente il lavoro, i progressi dei ragazzi, le criticità. Ogni seduta di comicoterapia iniziava con una sorta di rito musicale...Poi tutti si dipingevano il naso di rosso e si entrava nel vivo della situazione. La ritualità, la ripetizione sono molto importanti per questo tipo di utenti, cui è importante offrire dei paletti di "riconoscimento" . Si proseguiva con delle tecniche di gelotologia, massaggi, musica e poi via via a complicare: scenette, entreè ecc... Anche questo fu un progetto pluriennale che toccò il culmine con un "saggio" finale veramente straordinario. Avevamo riflettuto lungamente su cosa si potesse mostrare a fine anno lavorativo ai genitori: prevalse l'ipotesi che definimmo della VERITA'. Cioè decidemmo che i ragazzi dovevano interpretare sè stessi, come se "essere e interpretare" si fondessero ed i ragazzi potessero -nel teatro comico- essere sè stessi davvero, non fingere di essere altro da loro, più belli, più intelligenti, più capaci...bensì sè stessi, nella loro verità, appunto . La storia del Gobbo di Notredame, con la "festa dei folli" fu il testo che si prestava a questo. Il lavoro che ne seguì fu, a dir poco, esaltante. In questi anni di attività abbiamo anche avuto il piacere di veder modificare una diagnosi ( etichetta ): un ragazzo dato per "autistico" dopo un po' non ebbe problemi a relazionarsi con i clown dottori. Quindi la diagnosi era sbagliata e fu cambiata sulla cartella clinica. Come mai ? La risposta non sta solo nella capacità dei nostri clown dottori di essere empatici, ma anche nella loro grande professionalità derivata da una formazione molto attenta. La figura del clown, cioè di un mezzo scemo, incapace di fare le cose per bene, di vestirsi per bene, di parlare per bene...non è forse molto vicina alla figura di un diversabile ? Ecco, il segreto è qui... è questa la partenza per "tirare" e far rimanere la persona con handicap in un "regno di mezzo" con un interlocutore suo "pari" . In questo "regno" non c'è più handicap. Questi progetti sono stati replicati in molte parti d'Italia, in particolare nelle Marche, a Milano ed in Toscana.


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