L'efficacia della Gelotologia Parte IX - Comicoterapia con l'handicap (parte II)

Dunque eravamo alla vigilia del primo intervento in Italia (e forse in Europa) dei clown dottori con un gruppo di ragazzi con handicap mentale ( a complicare le cose vi erano alcuni diversabili solo motori ). La ricerca cui accennavamo nel post precedente era stato accuratA: gli studiosi F. Cacciaguerra e T.Calabrese in un istituto privato siciliano avevano monitorato (già nel 1985) un gruppo di ragazzi con vari handicap mentali scoprendo cosa maggiormente li faceva ridere. Così, da un lato disinteressandoci abbastanza delle diagnosi sui singoli, dall'altro avendoli "osservati " nei comportamenti, mediante presenza fisica defilata nel centro ed una festa organizzata appositamente, potevamo senz'altro iniziare. Subito fu chiaro che l'abbigliamento usuale dei clown dottori in ospedale non era utile nel centro diurno: il camice, seppure colorato, intimidiva i ragazzi, quindi lo togliemmo restando in abito clown. Anche i vistosi nasi rossi di gomma erano eccessivi, così, semplicemente, ci arrossammo il naso. Seguivamo un protocollo di intervento con quanta più precisione le circostanze ci consentissero. Infatti nel rapporto con queste persone, soggette a moltissimi mutamenti umorali, circostanziali, persino atmosferici, la duttilità dell'intervento e dunque un certo grado di improvvisazione funzionale sono assolutamente necessari. Il protocollo prevedeva un "rito" introduttivo, delle gag ( strutturate sul lavoro dei ricercatori suddetti) , una serie di attività laboratoriali (esercizi gioco) finalizzati dapprima alla creazione di un gruppo compatto, poi decisamente al ridere. Obiettivo del nostro lavoro era cercare di stabilizzare i livelli di socialità, cognizione, facendo liberamente esprimere le emozioni dei ragazzi. Attività a latere vennero messe in atto per i diversabili motori che, avendo una mente perfettamente lucida, rappresentavano un'importante specificità. Ben presto (purtroppo solo una volta a settimana per circa tre ore) il Centro ASL si animava di colori e risate. Alcune laureande in psicologia decisero di testare il lavoro, concordandone con noi le modalità. Così hnacque una tesi di laurea ce riuscì a dimostrare come la comicoterapia risultava determinante nel mantenimento delle capacità acquisite ( cioè preveniva la degenerazione dell'handicap). 2. Continua


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