L'efficacia della Gelotologia parte VII - Ridere in carcere

La Regione Campania ebbe fiducia in Ridere per Vivere ed approvò (2005) un progetto molto ambizioso: trasformare un gruppo di detenuti del carcere di massima sicurezza di Fuorni (Salerno) in un gruppo di Volontari del Sorriso. La riabilitazione perfetta ! Da "deturpatori" della società a "condensatori" di buone emozioni nei luoghi di disagio... Il gruppo (misto) era formato da una dozzina di persone o poco più, motivati, certo, ma più a trascorrere qualche ora fuori dalla solita routine del carcere. Già...il carcere... Qualche parola va spesa sull'atmosfera che vi aleggia. Per me non era la prima volta che vi entravo: la mia prima esperienza fu al femminile di San Vittore, dove entrammo con Franca Rame per una commedia ( Tutta casa, letto e chiesa), nella quale interpretavo una piccola parte... L'impressione a Fuorni, fu la stessa...plumbea, il rumore di questi cancelli chiusi apposta con violenza, l'aria stantia come le facce di tutti...insomma, un posto veramente da incubo. Per fortuna lavoravamo nel teatro del carcere, pieno di sbarre ugualmente, ma almeno ampio e, per quel che possibile, accogliente. Inizialmente facevamo solo "comicoterapia" e con linguaggio adeguato parlammo di PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), olismo, soggettività, persino di nuove scienze. Le cose si complicarono parecchio quando sperimentammo con loro la FIDUCIA. Ora, fidarsi in carcere è qualcosa di inusitato, quasi un controsenso. Eppure, pian piano il gruppo si amalgamava, venivano fuori le personalità, le storie di vita. Con l'improvvisazione teatrale il gruppo decollò come non ci saremmo mai aspettati, al punto che, quando iniziammo "arte del clown" sembravano persone "normali" in un contesto "normale" . L'unico guaio, che portò al fallimento della seconda parte del progetto (cioè l'inizio dei permessi per uscire dal carcere, sotto la nostra responsabilità, a fare i Volontari del Sorriso) era che il gruppo variava di continuo: i detenuti venivano puniti per ogni sciocchezza commessa (ma veramente sciocchezze!!) proprio con la proibizione di partecipare al gruppo: quindi veniva tolta a queste persone il diritto alla riabilitazione ed il carcere tornava ad essere solo punizione e repressione. Quando il progetto finì per scadenza naturale ci trovavamo con un paio di detenuti ce avevano seguito tutto il percorso. A questi non furono rilasciati permessi di sorta. ( in carcere fotografare è proibito e quindi non esiste documentazione visiva di questo bellissimo lavoro).


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