Gea Ridens 

Anno II - Numero 12

 

 

RIDERE A SCUOLA

dalla redazione

 

Il ridere e l’umorismo non solo possono andare d’accordo con l’insegnamento, ma possono diventare addirittura validi strumenti per una nuova modalità educativa nella scuola, basata sulle emozioni positive, la gioia e la creatività.

A scuola la comicità è forse più diffusa dei suggerimenti dal primo banco. Si può ignorare la sua presenza o reprimerla, ma esiste ed è sempre esistita, diventando, in uno stato di clandestinità, qualcosa di non tollerato e, nei casi estremi, di pericoloso e sovversivo.

D’altronde è impossibile eliminarla poichè permea qualsiasi aspetto della realtà umana, figuriamoci in età scolare: essa è pertanto una delle risorse più disponibili nella nostra natura sociale, ed è pressoché inesauribile, per il fatto che in qualsiasi cosa si può trovare il lato buffo e comico. Basta solo essere allenati a trovarlo....

Se poi si pensa che il ridere è  un comportamento innato dell’uomo, nonché un’esigenza irrinunciabile per i benefici che lascia a livello fisico, psicologico e relazionale, si può ben capire che tutti i tentativi di reprimerla falliscono già in partenza. Ciò soprattutto nell’ambiente scolastico, popolato da giovani che, per la particolare fase della crescita che attraversano, del riso, del gioco e del divertimento  fanno il loro linguaggio preferito e il loro spontaneo relazionarsi.

Molte volte, ci si dimentica che i veri destinatari del sistema educativo scolastico sono proprio loro, i giovani.

Se prendessimo spunto dalle leggi del marketing, dovremmo costruire l’istruzione  intorno alle esigenze del ragazzo con metodi di insegnamento che siano adeguati ai naturali linguaggi delle età evolutive. In quest’ottica, il riso, il gioco, e il divertimento, che  insieme al lavoro e al linguaggio rappresentano le attività fondamentali che distinguono l’uomo dall’animale, diventano essenziali per la formazione dei ragazzi, perché sono la loro occupazione preferita e più intensa.

Controllare rigidamente  questi comportamenti porta solo effetti indesiderati : il riso bonario degli studenti, che vive delle disgrazie, delle storture e delle cadute di rango altrui, se accolto, orientato può  diventare strumento di socializzazione, elaborazione di disagio, sdrammatizzazione di problemi. Se si tenta di bloccare tale istinto, prima o poi si finisce per farlo emergere accentuato nel suo aspetto negativo, esaltandone  aspetti deteriori e distruttivi (riso sanzionatorio, di derisione, cinico...).  In ambiente scolastico il riso è usato dagli studenti come strumento di  gestione delle tensioni, di ribellione e sovversione dell’ordine gerarchico, ad esempio contro gli insegnanti che diventano oggetto preferito delle parodie, imitazioni, battute.

 Oppure gli studenti potrebbero dirigerlo verso i ragazzi più introversi e con maggiori difficoltà di relazione o verso quelli più  creativi e brillanti della media, escludendoli e facendone capri espiatori del gruppo classe, in un  clima che diviene così caratterizzato da rapporti difficili, talvolta brutalmente conflittuali ( bullismo).

Dall’altra parte capita agli stessi insegnanti, di usare l’umorismo in maniera scorretta nei confronti dei loro alunni, ricorrendo a forme di sarcasmo ed ironia sanzionatoria, non utili al contesto educativo ma solo all’umiliazione e al  distacco nel rapporto che invece dovrebbe prevedere un certo quid di fiducia.

E’ evidente che sarebbe altrettanto dannoso eliminare sorriso e riso nel contesto scolastico, perché il docente si priverebbe delle grandi potenzialità relazionali empatiche ed energizzanti dello humor, nonchè della possibilità, come dicevamo, di sdrammatizzare i momenti difficili in aula, nonchè stimolare  creatività e motivazioni personali degli alunni; ci si priverebbe infine dell’utilizzo di un linguaggio connaturato ed imprescindibile per i giovani.

I corsi di aggiornamento che abbiamo tenuto con insegnanti, dalle scuole materne alle superiori, hanno sempre ricevuto grossa attenzione e accoglienza, proprio perchè era già presente nella loro coscienza l’intuizione di quanto sia importante utilizzare la risorsa del comico, del riso, dell’umorismo nel contesto scolastico; questi docenti sentivano quindi giusto dargli legittimità ed ufficialità, per coglierne potenzialità positive, per oltrepassare la barriera generazionale e creare un linguaggio comune senza il quale ogni dialogo diventa difficile.