Gea Ridens

Anno II - Numero 12

 

L'asilo nel bosco

dalla redazione

 

 

Nasce dall’incontro tra due realtà educative attive da oltre quindici anni: L’Emilio che fa parte del circuito internazionale di educazione alternativa Reevo e l’Associazione Manes che si occupa di formazione e che coordina i progetti Community School e I Maestri di strada ( lavoro sull’abbandono scolastico).Dopo un anno di sperimentazione presso la scuola dell’infanzia ( situata all’interno del Parco della Madonnetta di Acilia-Roma) gli educatori, confortati dai risultati e dall’entusiasmo di bambini e genitori, hanno deciso di trovare un contesto più adatto: la campagna di Ostia Antica, a due passi dal Tevere e dai resti dell’Antica città romana, in un paesaggio meraviglioso fatto di campi coltivati e boschetti incantevoli. La scuola, che per ora ospita 25 bambini, si ispira lle esperienze di asilo nel bosco del nord Europa ( dove sono diffusi da oltre cinquant’anni anni,) e da altre teorie, come quelle di Montessori, Steiner, Agazzi, Freire e Rousseau, che si sono dimostrate efficaci in questi anni di intensa e appassionata sperimentazione. Non crediamo possano esistere metodi validi in tutti i tempi e in tutti i luoghi per questo attingiamo a diverse fonti per creare un modello educativo efficace oggi nel nostro territorio.Educare all’aria aperta è particolarmente funzionale proprio in questo periodo in cui si comincia a parlare di patologie legate al deficit di natura (Richard Louv, “L’Ultimo bambino dei boschi”), in un contesto in cui le attitudini innate del bambino ( fantasia, immaginazione e creatività) sono mortificate, ed in cui la curiosità viene imprigionata dagli schemi costruiti dall’adulto ed in cui tutto ruota intorno all’aspetto cognitivo, sottovalutando  l’importanza della relazione e delle emozioni.












 

 

 

 

 

 

 

 

Si è così costruito un progetto pedagogico e didattico che poggia su cinque basi fondamentali:
1. Lo spazio esterno come aula didattica privilegiata.
2. Una grande attenzione alla relazione (in questa scuola il rapporto educatore ba mbino è 1 a 9 e non 1 a 25 come nella scuola dell’infanzia tradizionale 3.L’esperienza diretta come principio cardine della didattica, come dice un proverbio giapponese ”Chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara“.
4. L’importanza delle emozioni, si può vivere da adulti felicemente senza sapere i logaritmi o senza conoscere la struttura dell’atomo ma non si può esser felici senza sapersi relazionare con l’altro.

5. Il gioco come veicolo didattico privilegiato e come strumento comunicativo maggiormente usato.
In questa impostazione  non trascuriamo gli obiettivi consigliati dal ministero nelle Indicazioni Nazionali per la Scuola dell’Infanzia, anzi.

Nei cinque campi d’esperienza su cui questo testo ci consiglia di lavorare il nostro approccio risulta, al termine di accurate osservazioni e valutazioni maggiormente efficace dell’impostazione vigente nella scuola italiana. Lo è, ovviamente, nel campo d’esperienza corpo e movimento perché lo spazio aperto rispetto a un’aula stimola di più lo sviluppo del corpo e dei suoi cinque sensi.
Lo è in quello della conoscenza del mondo perché è certamente meglio entrare in un pollaio o in un orto per conoscere la provenienza di un uovo e di un pomodoro piuttosto che guardare una foto e perché per riconoscere il variare e le stagioni sono più funzionali delle passeggiate rispetto ad un libro nel quale colorare un albero spoglio o uno fiorito. Lo è in quello denominato il sé e l’altro perché la costruzione della propria individualità passa attraverso

 esperienze ricche in cui il bambino possa mettersi in gioco e perché la socialità ha come presupposto fondamentale un ambiente sereno e una giusta vicinanza ed empatia dell’educatore.

Lo è in quello Immagini, suoni e colori, legato alle esperienze artistiche perché l’ arte è strettamente legata alla bellezza ed il paesaggio è certo più stimolante rispetto di un’aula.
E lo è nei discorsi e nelle parole perché gli obiettivi legati a questo campo non possono essere svincolati da esperienze significative e da un ambiente in cui viene privilegiato l’ascolto. Infine un’attenzione particolare è rivolta ai materiali: usiamo quelli di recupero e non giocattoli di plastica ma “piccole cianfrusaglie senza brevetto” come sassi, legnetti, cartone, stoffa, sugheri etc. Questa scelta contrasta l’usa e getta: sono materiali che stimolano fantasia ed immaginazione: una macchinetta è una macchinetta;, un pezzo di legno puo’ diventare un violino, una bacchetta magica, una canna da pesca…. I risultati di queste ricerche e osservazioni sono oggetto di attenzioni di diverse istituzioni tra cui l’università.

 

 

 

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