Gea Ridens

Anno II - Numero 12

 

COS’E’ LA PEDAGOGIA OLISTICA ? 
dalla redazione

 

In questa epoca, tutte le discipline stano vivendo la loro evoluzione. Così, anche la pedagogia che va a coniugarsi con le scoperte delle Nuove Scienze, convalidando il pensiero dei precursori come  Rudolph Steiner. Si va verso il cambiamento della visione del rapporto educativo  sia sul versante teorico che metodologico.

 Cosa vuol dire Pedagogia olistica? E’ la pedagogia che approccia  il bambino  nella sua globalità, non solo quindi sul versante cognitivo, psicologico, relazionale  ma anche emozionale e spirituale.  I due piani sono strettamente collegati: l’aspetto emozionale viene considerato non solo in relazione alle interpretazioni delle teorie psicologiche correnti ( attaccamento, perdita, sviluppo evolutivo, dinamiche familiari ecc…) ma anche alle scoperte delle nuove scienze relative alla legge della  “coerenza vibrazionale fra cuore- cervello- natura” (cfr le nuovissime ricerche dell’Hearth Math Institute, California): si tratta della coerenza/risonanza -nell’emozione/vibrazione dell’amore- come frequenza che sostiene, tutela e rende stabile il livello di vitalità, di salute e, di conseguenza genera relazioni amorevoli .

Nelle formazioni del progetto “Maestri del sorriso: nuovi insegnanti per nuovi saperi” agli insegnanti della scuola dell’infanzia, materna ed elementare  proponiamo  una metodologia che integra la Gelotologia (utilizzo delle emozioni positive nella formazione) con la Pedagogia . Così  il metodo della Gelotologia PECS-R ( considerazione e lavoro su tutte le sfere dell’umano: Pensiero, Emozioni, Corpo, Spirito, Relazioni) , sperimentato per 25 anni , viene applicato -attraverso i maestri- ai bambini. Grande centralità viene data alle ricerche che educano ad una visione spirituale della vita, nel rapporto con la natura, con i coetanei, con il proprio corpo, ed alla loro traduzione pratica nel quotidiano all’interno della classe.


ISTRUIRE  VS  EDUCARE

 

Le parole sono importanti.

In un celebre film di Nanni Moretti il nostro, rivolgendosi ad una persona che parlava usando continuamente terminologia anglo/aziendale (imput, brand, target, escalation ecc..) lo apostrofava: “MA COME PARLI ? Ma se parli cosi’ come pensi ? “ .

E’ proprio così, dietro al linguaggio, apparentemente neutrale,  ad ogni singola parola, vi sono concezioni di pensiero precise. E’ così, in modo evidentissimo, anche per quel che riguarda il rapporto con le giovani generazioni. La scuola, nel nostro ordinamento statale, è posta sotto l’egida del ministero della Pubblica Istruzione. Anzi, no: poiché esiste pure quella privata (cui –in barba alla Costituzione- si fanno regalie di denari pubblici) oggi la denominazione è Ministero dell’Istruzione.

Dal vocabolario etimologico, istruzione deriva dal latino IN STRUO (cioè COSTRUISCO SOPRA).

Si presuppone, dunque, che l’essere umano cucciolo sia una base liscia, pulita (la tabula rasa cioè la tavoletta di cera intonsa dello scriba) sulla quale letteralmente costruire un castello di nozioni, esperienze, informazioni . Ma è davvero così ? Sappiamo dalle scienze pedagogiche ed oggi dalle neuro scienze che è vero esattamente l’opposto, cioè che il bambino fin da subito manifesta preferenze, attitudini, talenti (cioè cose di valore).

Perché allora istruire ? Perché nell’ottica dello Stato la persona afferente ad esso (il cittadino) deve essere ben costretto a certi precetti, risultare abile nelle attività altrove decise, costruito su certi modelli predeterminati. Viene in mente la parola “catechismo” che significa, appunto istruire a viva voce.

Eppure nella bellissima lingua italiana esiste un’altra parola che, invece, restituisce all’infanzia la sua dignità nella relazione con gli adulti.

Essa è EDUCAZIONE; sempre dal latino E DUCERE (PORTAR FUORI)… Cosa? I talenti, le inclinazioni, le attitudini, le passioni che si intuiscono nei nostri cuccioli. Persino anche condur fuori, lontano dalle cattive inclinazioni… Questa parola allude ad una relazione duale, tra chi ha e chi insegna a mettere a frutto.

 Una parola rispettosa, non violenta, riconoscente. Una parola che usiamo sempre meno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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